Metodo SAITO #3

IMPORTANTE

Il metodo di apprendimento dell’Aikido creato da Maestro Saito dimostra quanto siano intelligenti i meccanismi di acquisizione delle tecniche corporee. Questo metodo ha un’efficacia del tutto straordinaria per garantire un apprendimento rapido e preciso degli elementi che costituiscono i movimenti dell’Aikido.
È importantissimo che questo metodo venga utilizzato, trasmesso e preservato.
Lo studio che segue potrebbe far pensare che io sia critico nei confronti di questo metodo e che ne prenda addirittura delle distanze. Tale sentimento non rispecchia per niente la realtà: non mi stancherò mai a ripetere che questo metodo è lo strumento migliore di cui disponiamo per guidare un principiante sul cammino dell’Aikido. Lo dico chiaramente, ad alta voce, perché sia compreso e ricordato.
In caso contrario, è meglio non leggere neanche gli articoli che seguono.

Si vede che la direzione nella quale è eseguita la tecnica sankyo omote è identica a quella di ikkyo omote e nikyo omote, come viene analizzato nel MS #2: direzione avanti e a destra di tori.

Ora confrontiamo la foto n. 4 di questa serie di sankyo con quella in cui Maestro Saito mostra un errore di ikkyo, e con la rispettiva foto di nikyo:

Anche qui, come nel caso di nikyo, vediamo che uke è lontano da tori, si appoggia alla gamba sinistra e non è veramente squilibrato e il braccio cade in avanti mentre per un controllo corretto dovrebbe trovarsi davanti al ventre di tori.

Abbiamo visto, nel MS #2, che la differenza tra ikkyo e nikyo è la rotazione del polso, che non esiste nell’ikkyo, e che provoca nel nikyo un succhiello sul braccio d’uke. Se osserviamo attentamente nikyo e sankyo, vedremo chiaramente che nella presa sankyo la rotazione del polso e dunque del gomito d’uke è maggiore rispetto a nikyo: sankyo è dunque un succhiello ancora più accentuato sul braccio d’uke, che nikyo:

Se la tecnica di sankyo è eseguita nella stessa angolazione dell’ikkyo, il gomito destro d’uke si posiziona ancora più lontano di tori che nella tecnica nikyo. Le foto lo mostrano bene e chiunque può verificarlo in pratica.

In questo caso, la perdita di controllo d’uke in sankyo è simile a quella di nikyo, ma ancora più forte. L’unico modo per evitarlo è, come per nikyo, l’aumento della rotazione dell’asse corporeo. Questa rotazione ha gli stessi effetti che in nikyo:

  1. il braccio di uke non è proteso in avanti, ma si posiziona naturalmente ad arco davanti al ventre di tori,
  2. uke è corretamente squilibrato verso destra, come nel suo squilibrio laterale di prima, ed è privo di appoggio sulla gamba destra,
  3. nello stesso tempo tori evade con la schiena il potenziale attacco da dietro, controlla lo spazio intietro e lavora in maniera multidirezionale:

Il movimento segue il principio di spirale, ed è realizzato per l’effetto di trottola: tori non si sposta, ma ruota sul posto, ed è al centro del movimento.

La rotazione apre l’angolo dei piedi di sessanta gradi supplementari verso destra, come per nikyo, ma stavolta rispetto all’angolo di nikyo (cf. Kajo #12):

Nella spirale di immobilizzazione cominciata con ikkyo, sankyo segue immediatamente nikyo, è il passo seguente di elica, la continuazione dell’effetto succhiello sul braccio, la conseguenza dell’aggravamento della rotazione del polso e del gomito, che obbliga il braccio d’uke a scendere ancora più in basso. Il gomito qui sta più basso del polso. Come in nikyo, ma con una leva ancora più forte sul polso, alla fine di sankyo il braccio scende perpendicolare in basso. Proprio per questo, anche l’immobilizzazione di sankyo si realizza con il braccio d’uke verticale contro il petto di tori, mentre l’immobilizzazione di ikkyo mantiene il braccio d’uke orizzontale per terra:

Questa differenza caratteristica tra l’immobilizzazione finale di sankyo quella di ikkyo deve essere vista come la conseguenza della maggiore rotazione dell’asse corporeo e dell’effetto di succhiello da essa prodotto. E questo conferma la loro necessità, come nel caso di nikyo (cf. MS #2).
L’immobilizzazione del braccio perpendicolare contro il pavimento è la dimostrazione che esiste in nikyo e sankyo una dimensione – effetto succhiello – che non esiste in ikkyo e che impedisce di realizzare queste tecniche nella linea di ikkyo.

Se comunque si esegue sankyo omote nella direzione dell’ikkyo omote come lo fa Maestro Saito, il braccio d’uke va in avanti inevitabilmente. Questo problema non è legato a una scorretta realizzazione, ma piuttosto alla scelta della direzione del movimento.

A causa di questo movimento – lontano in avanti – del gomito e del braccio d’uke, tori deve necessariamente fare un passo indietro per ricuperare e “colmare” il vuoto creato tra il suo corpo e il braccio d’uke. Tori fa questo passo al fine di riprendere la posizione corretta di controllo, con il braccio d’uke davanti al ventre di tori, come si vede sulle foto:

E poi questa posizione indispensabile di controllo – il braccio di uke davanti al ventre – si raggiunge più facilmente e logicamente utilizzando la spirale piuttosto che la linea diretta: uke è squilibrato e controllato dall’inizio alla fine del movimento.

Il lavoro lineare che obbliga tori a fare un passo verso uke è il modo in cui sankyo omote veniva insegnato a Iwama, come esso è entrato nei libri e come l’ho appreso io da Maestro Saito. È la conseguenza diretta e assolutamente inevitabile che si constata se si entra in sankyo omote nella stessa direzione di ikkyo omote.

Ho sempre trasmesso questo metodo e continuo a farlo oggi fino al livello del 3˚ dan. È un metodo che ha resistito al tempo. È una semplificazione, ma e la semplificazione di una realtà troppo complessa per essere appresa e messa in opera sin dall’inizio da un principiante, che ha bisogno di un approccio molto più progressivo.

Alcuni cominciano forse a comprendere qual è l’orizzonte verso il quale ci dirigiamo, ma è necessario avanzare prima nelle nostre riflessioni tecniche per rendere accessibili le rivelazioni che ci aspettano in futuro.

Philippe Voarino, maggio 2013.

Cosa e’ l’Aikido Tradizionale?


L’[Aikido non è uno sport], è un’arte marziale le cui leggi (takemusu) sono in armonia con le leggi dell’universo. Lo studio di queste leggi permette all’uomo di comprendere il suo posto nel mondo. [L’Aikido è nato a Iwama], in questo paesino O Sensei ha realizzato la sintesi di jutsu, aiki ken e aiki jo.

Dove praticare l’Aikido Tradizionale?


La Federazione Internazionale di Aikido Takemusu (ITAF) fornisce al praticante la struttura necessaria per lavorare più vicino possible alla realtà definita da O Sensei Morihei Ueshiba. Le sedi ufficiali dell’Associazione operanti a livello nazionale mantengono e trasmettono fedelmente l’insegnamento lasciato dal Fondatore.

Le armi di l’Aikido, l’aiki ken e l’aiki jo


Nell’[Aikido moderno le armi sono trascurate], se non del tutto ignorate. Nell’Aikido di O Sensei invece aiki ken, aiki jo e tai jutsu si uniscono in modo da formare riai – una famiglia delle tecniche armonizzate basate su un unico principio. Ogni singola tecnica aiuta a comprendere le altre.

Aikido arte marziale o l’arte della pace?


La pace è l’equilibrio dell’essere umano con il mondo che lo circonda. [L’obiettivo della vera arte marziale] non è diventare più forte dell’avversario ma quello di trovare nell’avversario un mezzo per raggiungere armonia: allora non esiste più il nemico come tale ma esiste colui che dà la possibilità di raggiungere il ki unificato.

http://www.aikidotakemusu.org/it/articles/metodo-saito-3
Copyright TAI (Takemusu Aikido Intercontinental)