L’Aikido Moderno

Questo articolo è stato pubblicato dalla rivista francese Poseidon Judo n°6, nel dicembre 1993.

L’AIKIDO è una stupenda arte marziale, mette in scena dei partner a differenza del judo nel quale si affrontano avversari.

Questo fu il commento di un giornalista di Bercy, osservando una dimostrazione di Aikido durante uno galà televisivo sulle arti marziali a Parigi nel 1993.

Penso alla vita tumultuosa del fondatore dell’Aikido, il Maestro Morihei Ueshiba. Innanzi tutto in Manciuria, nei primi anni del 1900, dove la sua abilità nella baionetta gli ha salvato la vita più volte contro le truppe cinesi e lo ha distinto tra i soldati del suo reggimento. Nei territori ghiacciati dell’Hokkaido, qualche anno più tardi, quando al comando di un centinaio di pionieri, combattendo contro lupi e briganti, ha fondato il villaggio di Shirataki, recuperando una terra che il governo giapponese cercava da tempo di popolare. Continuando in Mongolia, nel tentativo di fondare un regno di Pace sulla Terra, una spedizione nella quale i suoi talenti come guardia del corpo salvarono molte volte la vita al monaco Onisaburo Deguchi, leader spirituale della religione Omoto-kyo, che accompagnava in questa utopica avventura non priva di pericoli.

Penso in fine agli anni d’insegnamento prima della guerra nel corpo di polizia e nell’accademia militare di Tokyo. Anni difficili per promuovere l’Aikido in Giappone, quando il Maestro Ueshiba veniva sfidato da numerosi esperti marzialisti, desiderosi di testsare le sue abilità e che una volta vinti diventarono suoi allievi.

Sto pensando a questa vita, posta sotto il segno del combattimento e dove non c’è traccia della benché minima compiacenza. Questa è la via di un guerriero che trova sulla sua strada altri guerrieri. L’arte che ha coronato 86 anni di disciplina marziale, di pratica e studio come descritto prima, questa arte non può essere semplicemente una coreografia.

L’Aikido di O’sensei Morihei Ueshiba non è una danza tra due o più partner, per convenzione ed intrattenimento. Tuttavia, forse senza rendersi conto delle implicazioni del suo commento, il giornalista di Bercy aveva ragione. L’Aikido che osservava era veramente fondato da un’organizzata collaborazione di due partner. Quello che invece probabilmente ignorava è che O’sensei avrebbe difficilmente riconosciuto la sua arte. L’Aikido moderno non è l’Aikido del Maestro Ueshiba, ne conserva soltanto l’apparenza. Per provare questa affermazione occorre ricordare alcuni fatti storici a volte travisati e mal interpretati.

L’AIKIKAI SO HOMBU, il centro mondiale dell’Aikikai.

Il Maestro Ueshiba ha insegnato la sua arte a Tokyo tra il 1927 e il 1941. Nel 1941, lasciò definitivamente la capitale del Giappone e non vi ritornerà se non per brevi visite. Da allora, si trasferì con la sua famiglia ad Iwama, un piccolo villaggio della prefettura di Ibaraki, che non lascerà fino alla morte nell’aprile del 1969. Ecco la realtà storica. Durante gli ultimi 29 anni della sua vita, il fondatore dell’Aikido sviluppa, approfondisce, rende precisa ed insegna la sua arte a qualche compaesano, ben lontano del centro mondiale dell’Aikikai di Tokyo, che visiterà soltanto raramente e lascierà alla guida tecnica di alcuni allievi del tempo pre guerra come i signori Shirata e Osawa e sotto la responsabilità amministrativa di suo figlio Kisshomaru.

Senza la comprensione di questi fatti storici è impossibile comprendere la verità che ne consegue: tutti i Maestri di Aikido, uchi deshi o no, che hanno imparato l’Aikido all’Aikikai di Tokyo prima della sfonda guerra mondiali, non furono discepoli di O’Sensei Morihei Ueshiba. Ovviamente seguirono qualche corso del Maestro, ma questi insegnamenti furono occasionali, e non sufficienti a stabilire la particolare relazione tra maestro e discepolo, che si costruisce attraverso il tempo e la condivisione della vita comune. Tutti furono allievi occasionali, nessuno di loro fu un vero discepolo che condivise la vita con O’Sensei. Tutto ciò per una semplice ragione: non vivevano nello stesso luogo.

La nascita dell’Aikido

Arriviamo così a questa conclusione: nel momento in cui l’Aikido riceve il riconoscimento ufficiale dal governo giapponese e viene accolto con entusiasmo nel resto del mondo, in questo stesso momento lo scopritore dell’Aikido, l’uomo che ha reso tutto questo possibile, vive in un luogo isolato senza quasi studenti per circa trent’anni. Trent’anni… cosa significa questo tempo? Tra i 58 e gli 86 anni, l’età in cui l’uomo arriva alla sua maturità spirituale, dove l’esperienza dona finalmente i suoi frutti… Tutti i segreti rivelati poco a poco, a questo uomo eccezionale e irrimediabilmente perduti, per la mancanza di un vero discepolo, capace di mantenerli e trasmetterli.

Morihiro Saito sensei

Perché doveva essere così, quel ruolo fu preso da Morihiro Saito sensei, un giovane abitante di Iwama che entro nello Shu Ren dojo nel 1946, come ci si affaccia ad una religione, che lavorò e visse con il Maestro Ueschiba da allora per oltre vent’anni. Soltanto lui fu presente quotidianamente in questo cruciale momento post bellico dove il Fondatore sviluppò progressivamente tutti gli aspetti della sua arte (ad esempio la pratica delle armi in accordo con i principi dell’aiki) che erano ad uno stato embrionale prima della guerra. Nel senso stretto del termine, Morihiro Saito fu l’unico e il solo discepolo del fondatore dell’Aikido.

Dopo guerra

Nei primi anni cinquanta, l’Aikikai riprese la sua attività, interrotta nel 1941 per la guerra e per il veto americano che vietò la divulgazione e l’insegnamento delle arti marziali. Questo periodo è un momento di svolta per la storia dell’Aikido, che ha caratterizzato la nascita dell’ ”Aikido moderno”. Dipendentemente dal fatto che gli esperti non avevano praticato sufficientemente con il Fondatore, non ebbero pieno accesso a tutti i dettagli e alle implicazioni della conoscenza di base. Senza la maestria e la dimistichezza spesso la immaginavano o la supponevano e a volte prendevano spiegazioni da altre disciplini che non erano in relazione con l’Aikido. Sfortunatemente queste ricerche condotte non risultarono sufficienti. Il genio di O’Sensei apparteneva ad un altro tempo, seppur straordinariamente dotato, O’Sensei aveva bisogno del resto della sua vita, nella quale grazie ad incontri ed esperienze singolari poté acquisire e comprendere profondamente il combattimento e strutturare l’arte nella sua funzione.

Per quale miracolo un qualunque praticante dell’Aikido moderno, incomparabilmente limitato se confrontato con il Fondatore, possa scoprire da solo gli elementi tecnici che non ha mai imparato esattamente come O’Sensei? É quello che tentarono con più o meno innocenza i primi allievi dell’Aikikai e i loro allievi successivi, e così via fino ad arrivare a perdere progressivamente di vista la realtà che guidò quotidianamente il Maestro Ueshiba. Da questa condizione è nato l’Aikido moderno e l’idea della pratica tra partner. La mancanza di una relazione diretta e quotidiana con il suo Fondatore,le inadeguate competenze tecniche e la mancanza di chi potesse colmarle, privarono l’Aikido della sua realtà marziale e del suo profondo significato. L’unità proposta da O’Sensei consiste nell’unire gli opposti e di logicamente prevede che questi opposti esistano. La resistenza è necessaria nell’arte della non-resistenza, senza pari non esisterebbe nemmeno il dispari e così l’ombra esiste per la mancanza di luce. Senza l’opposizione, la non-opposizione diventa assurda.

Tai no henka
Allineate i vostri piedi con quelli di uke

Dualismo, unità, Amore

Nell’Aikido, uke incarna l’opposizione, questa resistenza posso annullarla unendo entrambi in accordo con alcuni principi. Questo è esattamente quello che Ueshiba intendeva con Amore, l’amore che crea la conciliazione - da un punto di vista superiore - delle contraddizioni di un mondo che - da un punto di vista inferiore - ha l’apparenza di una lotta continua.

Questo amore passa necessariamente per la fase del combattimento, perché il combattimento è una realtà del mondo sensibile e soltanto nella realtà si può creare. L’Aikido porta alla scoperta che le forze che sono generate da ogni conflitto non sono opposte ma complementari e possono essere riportate all’Unità. L’Aikido permette di capire, in modo operativo, che l’unità nasce dalla dualità e che non è la sua assenza, bensì la sua soluzione.

L’Aikido moderno si è semplicemente scordato che l’intero Universo è un’armonia tra tensioni e anziché fare affidamento sulla realtà della dualità attraverso la quale trascendere all’unità, crede possibile negare la dualità, evitarla a priori. Trasformare l’avversario in partner non è una semplice “evoluzione” come hanno più volte affermato senza riflettere. É in realtà una negazione della grande legge che equilibria il cosmo alla quale O’Sensei pensava costantemente. É la distruzione della fonte stessa dell’Aikido: il concetto di opposizione.

Il nuovo Aikido

Cosa diremmo di un saggio che vuole fare “evolvere” la matematica sopprimendo il concetto di operazione? L’Aikido moderno rende tutto uguale. Un attore mima un attacco senza realtà, accompagnato docilmente lo sbilanciamento del suo compagno nello spazio (se non lo fa da solo) e cade per convenzione. L’attaccante è vinto perché è lo acconsentito.

Nessuno si sorprende. Ecco il nuovo Aikido, trasformato nella fine del 20° secolo in un elegante ed esotico gioco tra corpi ed espressioni. Gli Aikidoka davvero non comprendono il significato della spada che usano. Confondono la libertà che può donare l’Aikido dopo un lungo cammino di stenti e sforzi, con la libertà illusoria di eseguire immediatamente qualsiasi fantasia.

Come le forze che vogliono fare sopravvivere la loro particolarità prendono la forma di quelle che gli hanno dato il primo impulso. Ma la fiamma che brillava alla nascita dell’Aikido non è probabile che si spenga in fretta. Perchè non è emanata da una singolo uomo, per quanto eccezionale sia stato. Quella volantà che si manifestò per dare vita all’Aikido ora lavora per preservare la sua integrità. Attraverso il lavoro di Saito Sensei, incarnato in lui stesso, essendo colui che ha appreso la completa visione delle tecniche del Maestro Ueshiba e nella sua capacità di organizzare l’insegnamento non sistematico di O’Sensei in un metodo. (*L’articolo fu scritto prima della scomparsa del Maestro Saito).

L’Aikido senza una guida è impenetrabile, ermetico, è come un labirinto senza filo di Arianna, nel quale l’Aikido moderno si perde. Una volta ancora il Maestro Saito fu solo un attore, uno strumento mosso da una volantà più grande. Quella volontà che ha creato le tecniche marziali attraverso i secoli, la stessa che ispirò Morhei Ueshiba. Quella volontà che si prende cura dell’Aikido tradizionale nella pericolosa rotta attraverso la modernità, questa volontà che oltrepassa la nostra essenza umana.

Il Takemusu è una manifestazione di questa volontà. Per questo il Takemusu non può appartenere a qualcuno. Per questa ragione, è giusto e degno portare avanti e servire i suoi scopi e non ha niente a che vedere con Bercy o con qualsiasi forma di compiacimento.

Philippe Voarino, Vincennes, 21 Settembre, 1993

Il prossimo seminario di Philippe Voarino: Domenica, 9 Aprile, 2017, Aikido Gasshuku 2017, Antibes, France

Cosa e’ l’Aikido Tradizionale?


L’[Aikido non è uno sport], è un’arte marziale le cui leggi (takemusu) sono in armonia con le leggi dell’universo. Lo studio di queste leggi permette all’uomo di comprendere il suo posto nel mondo. [L’Aikido è nato a Iwama], in questo paesino O Sensei ha realizzato la sintesi di jutsu, aiki ken e aiki jo.

Dove praticare l’Aikido Tradizionale?


La Federazione Internazionale di Aikido Takemusu (ITAF) fornisce al praticante la struttura necessaria per lavorare più vicino possible alla realtà definita da O Sensei Morihei Ueshiba. Le sedi ufficiali dell’Associazione operanti a livello nazionale mantengono e trasmettono fedelmente l’insegnamento lasciato dal Fondatore.

Le armi di l’Aikido, l’aiki ken e l’aiki jo


Nell’[Aikido moderno le armi sono trascurate], se non del tutto ignorate. Nell’Aikido di O Sensei invece aiki ken, aiki jo e tai jutsu si uniscono in modo da formare riai – una famiglia delle tecniche armonizzate basate su un unico principio. Ogni singola tecnica aiuta a comprendere le altre.

Aikido arte marziale o l’arte della pace?


La pace è l’equilibrio dell’essere umano con il mondo che lo circonda. [L’obiettivo della vera arte marziale] non è diventare più forte dell’avversario ma quello di trovare nell’avversario un mezzo per raggiungere armonia: allora non esiste più il nemico come tale ma esiste colui che dà la possibilità di raggiungere il ki unificato.

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